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La cucina “perfetta” di Ikea

Stamattina, durante la paciosa e rilassata rassegna stampa del sabato mi sono imbattuta in questo post dal titolo “Ikea che delusione!” di Un altro genere di comunicazione.  Sì, è vero, lo spot si basa su stereotipi di genere consolidati in cui la donna sogna la cucina in ordine e i bambini perfetti che l’aiutano a decorare i cupcakes ascoltando Mozart. Il marito sporca e rovina tutto entrando in casa con gli amici rugbisti. Poi la coppia si risveglia e si ritrova intenta ad ammirare la bella cucina colorata in uno dei punti vendita del distributore svedese.

Lo spot, poi, è realizzato in Italia e non nella più progredita Svezia dove le donne e gli uomini pari sono.

Insomma, non riesco ad essere tanto d’accordo con quanto espresso dai commenti e dal testo del post. Non vedo perchè la proiezione di una cucina in armonia debba declassare la donna e l’idea del marito che arriva a casa con gli amici sia troppo “machista”. Io se avessi tre figli ci farei sicuramente i dolcetti e di sicuro sognerei che non si sporcassero anche se optassimo per una torta al cioccolato. Per me quello sarebbe divertente, quanto andare a fare shopping con le amiche e tornare a casa e trovare mio marito che mi ha preparato la cena. Preferisco un sogno come questo, in cui si ha il tempo per stare con i bambini e la cucina è un ritrovo per gli amici,  a quello delle pubblicità che ci vede sempre come centraliniste, segretarie oppure donne in carriera mangiauomini con la guepiere sotto il tailleur. Continua a leggere

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Aiuto! Ho gente a cena!

Una delle versioni di riso patate e cozze. Quella di mia nonna ha le patate tagliate a dadini con lato di circa 1 cm. La versione più diffusa è quella con le patate tagliate a fette.

E il primo che dice, pensa o scrive “Di cosa ti lamenti che tuo marito è cuoco”, lo sbrano. Come si legge qui, nel mio manifesto d’intenti, non cucino da quasi 4 anni. Eppure prima mi piaceva. E anche tanto. Quindi, quando il marito non c’è e un’amica viene a cena perchè dopo si va a teatro, cosa fai? Ti prendi cura di lei, no? A me questo ha mandato nello sconforto. E se sbaglio le dosi? Se non mi ricordo di mettere il sale? E se la cipolla non ci va e mi ricordo male?
Passato il momento di panico, mi sono ricordata di un piatto che era il mio forte quando studiavo a Bologna  e convivevo con i miei 5 incredibili coinquilini. L’unico posto conosciuto in cui eravamo in grado di fare la spesa tutti insieme e dedicarci a preparare manicaretti dalla mattina alla sera. C’erano sempre una o due porzioni in più per l’ospite a sorpresa. Addirittura lasciavamo qualcosa nella pentola per gli attacchi di fame, rigorosamente dopo la mezzanotte, del nostro amico Gabriele. Grazie ad un impeccabile sistema di partita doppia e “buoni pasto” virtuali avevamo eliminato le beghe sulle spese comuni e vivevamo in armonia. Sembra un quadretto idilliaco e, posso assicurarvi che lo era. Lì, cucinavamo per prenderci cura del desco familiare, eravamo tutti un po’ rezdore. E credo che mi manchi quella sensazione.
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8 marzo con Diletta

Ho conosciuto Diletta Poggiali tanti anni fa, ma è meglio non specificare quanti perché siamo entrambe due giovani donne. I motivi erano altri e ci divertivamo a raccontare storie sulla nostra città, Bologna. Per me d’adozione visto che ci studiavo, per lei di nascita. L’ho rincontrata l’anno scorso all’oasi faunistica che ho dietro casa nel gruppo di ostinati che raccoglieva erbe spontanee sotto la guida del Professor Taffetani dell’università Politecnica delle Marche . Si trattava di un’altra idea di mio marito che aveva pensato bene di piazzare il corso giusto la settimana dopo il matrimonio. In ogni caso all’appello c’eravamo anche io e mia madre con guanti, cestino e attrezzi per la raccolta.

Diletta, mentre ci dedicavamo alla scoperta della differenza tra cicoria e tarassaco, mi raccontava che la sua passione per la cucina prima l’aveva portata alla scrittura e all’editing per importanti pubblicazioni tematiche e poi, infine, in cucina! Lavorava all’Osteria dei Sognatori, un ristorantino in ascesa di Modena. Adesso è passata in pasticceria e lavora per lo stellato “Ora d’aria” di Firenze. Continua a leggere

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