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Arriva Rezdora 2.0

Versione seria per fare bella figura

Versione seria per fare bella figura

C’era una volta tanto tempo fa una ragazza che amava vestirsi di fuchsia a cui il caso mise un microfono in mano. La prima volta in TV si dedicò alla concorrenza cinese nel mercato delle piastrelle e dopo fu un fiorire di eventi legati alle ceramiche e all’architettura. 
Poi la ragazza si stufò di stare davanti alle telecamere e decise di dedicarsi alla cultura, al teatro, al cibo, alla scrittura. Continua a leggere

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Archiviato in comunicazione e cucina

Dalla via Emilia al West. Intervista all’ostessa Marina Bersani ospite di Postrivoro

Marina Bersani

 

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L’8 e il 9  dicembre a Faenza si fermeranno tre anime girovaghe. Uno stop dedicato a Postrivoro, itinerario per gastropellegrini e animale immaginario che vive nello spazio di un week end. Trentasei ore per afferrare la cucina di Leandro Carreira, chef de cuisine del Viajante di Londra, il caffè scelto e tostato di Nik Orosi, miglior barista di Zagabria, e le scelte enologiche di Marina Bersani, ostessa “tra la via Emilia e il West” come si definisce lei citando Guccini.

Ecco una breve intervista a Marina Bersani, di recente una dei protagonisti di Enologica 2012. Continua a leggere

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Archiviato in Personaggi, Postrivoro

Con la cultura non si mangia?

Lo studio per il nuovo spettacolo di Artediparte dedicato al lavoro

Ma soprattutto, se con la cultura non si mangia perché tanto soffrire?

Il 12 settembre ho moderato un dibattito dal suggestivo titolo di “Ma andate a lavorare…” alla Festa del PD di Modena. Platea con 40-45 persone per un parterre di relatori giovane e quasi sconosciuto. Fuori diluviava e la festa si andava spopolando, quindi i motivi di tanto successo possono essere due: il tema interessantissimo o il fatto che fossimo in una delle uniche sale asciutte e al chiuso.  Continua a leggere

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Archiviato in Off topic, Palcoscenico

La felicità sa di rabarbaro

Ilaria sistema gli ultimi dettagli

Ci sono storie che vanno raccontate dalla fine. Ci troviamo nella cucina di Postrivoro e sono circa le quattro di pomeriggio di domenica. Una quindicina di persone si accalcano intorno al passe e si sentono solo commenti di approvazione e deliquio. Andrew e August, un inglese trapiantato a Malmo e uno svedese trapiantato a Parigi, guardano con i loro occhi chiari e gentili la festa di cucchiai, cucchiaini e qualche dito che si sta tenendo all’interno della teglia.
Per festeggiare la fine del pranzo hanno preparato una torta improvvisata con rabarbaro, frutta secca, crema al sambuco e fiori eduli. “La torta delle fate” l’ho ribattezzata perchè aveva i colori della primavera, del sole e dell’oro e il sapore della felicità. Continua a leggere

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La cucina “perfetta” di Ikea

Stamattina, durante la paciosa e rilassata rassegna stampa del sabato mi sono imbattuta in questo post dal titolo “Ikea che delusione!” di Un altro genere di comunicazione.  Sì, è vero, lo spot si basa su stereotipi di genere consolidati in cui la donna sogna la cucina in ordine e i bambini perfetti che l’aiutano a decorare i cupcakes ascoltando Mozart. Il marito sporca e rovina tutto entrando in casa con gli amici rugbisti. Poi la coppia si risveglia e si ritrova intenta ad ammirare la bella cucina colorata in uno dei punti vendita del distributore svedese.

Lo spot, poi, è realizzato in Italia e non nella più progredita Svezia dove le donne e gli uomini pari sono.

Insomma, non riesco ad essere tanto d’accordo con quanto espresso dai commenti e dal testo del post. Non vedo perchè la proiezione di una cucina in armonia debba declassare la donna e l’idea del marito che arriva a casa con gli amici sia troppo “machista”. Io se avessi tre figli ci farei sicuramente i dolcetti e di sicuro sognerei che non si sporcassero anche se optassimo per una torta al cioccolato. Per me quello sarebbe divertente, quanto andare a fare shopping con le amiche e tornare a casa e trovare mio marito che mi ha preparato la cena. Preferisco un sogno come questo, in cui si ha il tempo per stare con i bambini e la cucina è un ritrovo per gli amici,  a quello delle pubblicità che ci vede sempre come centraliniste, segretarie oppure donne in carriera mangiauomini con la guepiere sotto il tailleur. Continua a leggere

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Aiuto! Ho gente a cena!

Una delle versioni di riso patate e cozze. Quella di mia nonna ha le patate tagliate a dadini con lato di circa 1 cm. La versione più diffusa è quella con le patate tagliate a fette.

E il primo che dice, pensa o scrive “Di cosa ti lamenti che tuo marito è cuoco”, lo sbrano. Come si legge qui, nel mio manifesto d’intenti, non cucino da quasi 4 anni. Eppure prima mi piaceva. E anche tanto. Quindi, quando il marito non c’è e un’amica viene a cena perchè dopo si va a teatro, cosa fai? Ti prendi cura di lei, no? A me questo ha mandato nello sconforto. E se sbaglio le dosi? Se non mi ricordo di mettere il sale? E se la cipolla non ci va e mi ricordo male?
Passato il momento di panico, mi sono ricordata di un piatto che era il mio forte quando studiavo a Bologna  e convivevo con i miei 5 incredibili coinquilini. L’unico posto conosciuto in cui eravamo in grado di fare la spesa tutti insieme e dedicarci a preparare manicaretti dalla mattina alla sera. C’erano sempre una o due porzioni in più per l’ospite a sorpresa. Addirittura lasciavamo qualcosa nella pentola per gli attacchi di fame, rigorosamente dopo la mezzanotte, del nostro amico Gabriele. Grazie ad un impeccabile sistema di partita doppia e “buoni pasto” virtuali avevamo eliminato le beghe sulle spese comuni e vivevamo in armonia. Sembra un quadretto idilliaco e, posso assicurarvi che lo era. Lì, cucinavamo per prenderci cura del desco familiare, eravamo tutti un po’ rezdore. E credo che mi manchi quella sensazione.
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8 marzo con Diletta

Ho conosciuto Diletta Poggiali tanti anni fa, ma è meglio non specificare quanti perché siamo entrambe due giovani donne. I motivi erano altri e ci divertivamo a raccontare storie sulla nostra città, Bologna. Per me d’adozione visto che ci studiavo, per lei di nascita. L’ho rincontrata l’anno scorso all’oasi faunistica che ho dietro casa nel gruppo di ostinati che raccoglieva erbe spontanee sotto la guida del Professor Taffetani dell’università Politecnica delle Marche . Si trattava di un’altra idea di mio marito che aveva pensato bene di piazzare il corso giusto la settimana dopo il matrimonio. In ogni caso all’appello c’eravamo anche io e mia madre con guanti, cestino e attrezzi per la raccolta.

Diletta, mentre ci dedicavamo alla scoperta della differenza tra cicoria e tarassaco, mi raccontava che la sua passione per la cucina prima l’aveva portata alla scrittura e all’editing per importanti pubblicazioni tematiche e poi, infine, in cucina! Lavorava all’Osteria dei Sognatori, un ristorantino in ascesa di Modena. Adesso è passata in pasticceria e lavora per lo stellato “Ora d’aria” di Firenze. Continua a leggere

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