Tommaso Bovo, graphic designer (e molto altro) in divisa da cuoco

Tommaso Bovo

Su Frizzi Frizzi si trovano sempre buoni spunti. Un paio di settimane fa leggevo di Ricetta Grafica, il progetto di Tommaso Bovo che annuncia nel suo manifesto “Fare grafica è un po’ come cucinare…”

Non potevo farmi scappare qualcuno che ha il coraggio di intitolare il suo workshop “Il Graphic Design spiegato a mia madre” e corredato da mestoli, schiumarole e coltelli.  Gentilissimo e cortese, Tommaso ha risposto alle mie domande aprendomi un mondo di similitudini tra cucina e graphic design.  E, sorpresa, parlando dei programmi di cucina in TV mi ha parlato anche della questione di genere, un tema a me molto caro. 

 

– Nella tua intro scrivi che non si può comunicare se non si ha qualcosa da dire. Nel mondo della cucina si parla sempre di “qualità della materia prima”. Come si valuta la qualità di un’idea secondo te? Freschezza, biodinamicità, sostenibilità?


“Credibilità”! Mi riferisco a questo concetto per valutare un’idea (o un piatto). Un’idea è buona se è credibile alla prova dei fatti, se riesce a risolvere un problema di comunicazione con immediatezza senza bisogno di sovrastrutture. Anche il mondo della cucina ci sono spesso molte sovrastrutture spesso inutili, al di là di tutto la materia prima è elemento indispensabile per la qualità del piatto. Proprio come un un graphic designer si deve preparare quotidianamente a cercare di sovrascrivere le proprie certezze un cuoco deve essere alla perenne ricerca di nuove e stimolanti materie prime. Il designer come chi cucina è prima di tutto un curioso, a volte non sa cosa vuole ma sa dove andarlo a cercare.

– Tu cucini? Se sì, in cosa sei più bravo? Ti ha insegnato la mamma oppure hai fatto dei corsi?

Amo cucinare, mi rilassa e mi stimola molto. Sapori odori e colori sono elementi che mi danno forti spunti creativi. Quello che amo della cucina è però soprattutto il metodo, l’inventiva deve sempre essere supportato da regole. Le idee per essere realizzate devono trovare un sistema, anche il musicista jazz improvvisa, ma lo fa seguendo le regole delle scale tonali e delle note musicali. Chi cucina mette a disposizione la propria sensibilità creativa con la conoscenza delle cotture e delle materie prime. Lo chef utilizza la sua creatività con rigore, inutile dire che in grafica avviene la stessa cosa!

– Io da un po’ penso che il ristorante sia come un teatro. Ogni piatto è uno spettacolo che va in scena. O comunque uno spettacolo dal vivo. Il Graphic Design secondo me smorza un po’ l’effetto dell’andare in scena e dell’essere lì in quel momento. Ma capisco che tu sia più interessato al processo creativo. E il cliente? Come fai a capire se quello che hai prodotto ha colto il segno?

Sono d’accordo, il ristorante è in assoluto il teatro della cucina, in esso vanno in scena tutti gli attori di questo grande spettacolo e proprio come in teatro, si assiste condividendo le emozioni con altre persone. Il progettista è interessato a far si, che le emozioni di questo evento, possano essere veramente forti, la grafica può essere un supporto a tutto questo.
Non è un caso che uno dei miei primi lavori ancora quando ero giovane studente fu, l’allestimento di eventi e di alcune opere teatrali, è forse in quel momento che compresi l’importanza di riuscire a creare un clima, progettare un’atmosfera, dell’importanza del dettaglio per riuscire a far vivere un’esperienza che possa essere la più totalizzante possibile. Non tutti gli esperimenti sono stati positivi, come per un cuoco si possono avere dei feedback negativi dal proprio pubblico, ho avuto momenti in cui ho fallito clamorosamente per mancanza di esperienza o eccesso di sperimentazione, tutte cose che mi hanno aiutato a capire e a migliorare. Ora sono molto più corazzato, sperimento sempre ma con un metodo molto più consolidato.

– Dammi un tuo parere su Masterchef e Cucine da Incubo. Perché tanto successo in tv per la cucina? Non puoi neanche assaggiare…O basta solo l’idea?

Quando abbiamo iniziato a preparare con i miei studenti il workshop “Il graphic design spiegato a mia madre” abbiamo anche analizzato il linguaggio televisivo. La domanda che ci siamo posti è “come viene raccontata la cucina in televisione”? Molti sono stati i temi di discussione, uno dei tanti è stato il sessismo nascosto che vede l’uomo sempre chef di alta cucina e la donna espressione – quasi sempre – della cucina casalinga. Abbiamo analizzato diversi format notando che spesso i reality americani dedicati alla cucina raccontano di una problematica molto sentita da quelle parti, l’obesità. La televisione è portatrice di diversi messaggi inerenti alla cucina, utilizzando il gergo culinario possiamo tranquillamente dire che ce n’è per tutti i gusti, esistono intere reti dedicate all’argomento. La cucina è uno spettacolo anche quando non la puoi mangiare, la sola visione appaga, forse non del tutto, ma appaga. Personalmente non amo molto quando il format diventa reality, in quel caso diventa il racconto di qualcos’altro, la cucina ne è solo il contorno. Come in tutte le cose importante non è cosa si racconta ma come vine raccontato, lo slogan utilizzato durante la nostra esperienza è stato “Le idee senza ricetta sono aria fritta”!

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