Rosso/Rothko. Quando l’arte incontra i foodies

“Something that will ruin the appetite of every son-of-a-bitch who ever eats in that room.”

rosso_lucapiva_28Mark Rothko disse queste parole per descrivere l’opera che si accingeva a realizzare. Dopo la Cappella Sistina il suo allestimento per il ristorante del Four Season di New York sarebbe stata la più importante commissione privata nella storia dell’arte. Di questo parla “Rosso”, lo spettacolo dedicato al pittore americano realizzato dall’Elfo Puccini e basato sull’ottimo testo di John Logan.

Rothko voleva creare un tempio per la sua arte, però voleva farlo punendo chi ci si ritrovava immerso donandogli una sensazione di scorforto e disperazione, suggerendogli l’idea di trovarsi in una prigione con porte e finestre sbarrate. Solo che voleva infliggere questo disagio a ricche persone intente ad assaggiare piatti stellati e costosissimi.

Lo spettacolo affronta queste contraddizioni che portano l’artista a rinunciare alla storica commissione. Avrebbe fatto la stessa cosa oggi?

Adesso i ristoranti sono templi curati in ogni dettaglio. Il cibo è un’esperienza sacra quanto l’arte appesa alle pareti, posata sui piedistalli, sospesa, appoggiata. Come avrebbero dialogato quei quadri con le persone informate, adoranti, pensanti, fotografanti di oggi? Insomma, Rothko avrebbe snobbato i foodies come fece con i ricconi newyorkesi negli anni ’50?

Lasciandovi a questo dilemma vi consiglio di vedere lo spettacolo. Le prossime repliche di cui ho trovato notizia saranno il 21 e il 22 marzo al Teatro di Casalecchio di Reno (BO).

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