Sesso vs Romanticismo. Piccola survey in un pomeriggio di studio

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Oggi a Modena si festeggia il Patrono che, per la cronaca, è San Geminiano colui che avvolse la città nella nebbia per salvarla da barbari e invasori. Io in casa a lavorare, studiare e provare gli impasti per i miei buttermilk biscuits.

Portatile in studio e tablet in cucina seguo alcune divertenti conversazioni in Rete e nel giro di trenta minuti mi passano sotto gli occhi Paperman, il cortometraggio Disney candidato all’Oscar, e una nuova applicazione di facebook che ti permette di capire quali siano i tuoi “friends with benefits”.

Bang with friends ha un comodo manuale di istruzioni, molto simile a quello che si trova sulle confezioni di profilattici. Perché poi alla fine le due cose sono collegate. Vi iscrivete, cliccate sugli amici che vi piacciono e poi, in maniera anonima, scoprirete se anche loro sono d’accordo a passare una notte/mattina/pomeriggio/sera con voi.

C’è chi lo ha definito la versione 2013 del vecchio “sparare nel mucchio” e chi ne ha decantato le lodi in termini di risparmio di tempo e denaro, ma lamentando la perdita di quei bei momenti che precedono la conquista. In più, il patto è chiaro sin dall’inizio: non si tratta di un sito di incontri per la vita, ma di condividere un momento piacevole e senza impegno.

Superato il momento di pruderie e lo sconcerto nell’apprendere che se sbagli a cliccare sul profilo di qualcuno, NON puoi tornare indietro. Mi sono domandata perchè la sua grafica fosse così smaccatamente indirizzata agli eterosessuali? Con tanto di donna seminuda dal volto coperto in atmosfera pornosoft. Non mi vado a imbattere nelle solite discussioni sul corpo della donna, perché il procedimento mi sembra orientato decisamente alle pari opportunità. Ma spero vivamente che mettano un bell’omino con addominali in vista, prima o poi.

Ça va sans dire che i like a link di Bang with friends hanno superato di gran lunga quelli del tenerissimo cartoon Disney. Anzi, come si dice in gergo. L’engagement creato dalla app è stato decisamente più alto.

E mi viene da pensare che l’engagement in rete sia l’unico rimasto in auge di questi tempi. 

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