Dalla via Emilia al West. Intervista all’ostessa Marina Bersani ospite di Postrivoro

Marina Bersani

 

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L’8 e il 9  dicembre a Faenza si fermeranno tre anime girovaghe. Uno stop dedicato a Postrivoro, itinerario per gastropellegrini e animale immaginario che vive nello spazio di un week end. Trentasei ore per afferrare la cucina di Leandro Carreira, chef de cuisine del Viajante di Londra, il caffè scelto e tostato di Nik Orosi, miglior barista di Zagabria, e le scelte enologiche di Marina Bersani, ostessa “tra la via Emilia e il West” come si definisce lei citando Guccini.

Ecco una breve intervista a Marina Bersani, di recente una dei protagonisti di Enologica 2012.

D. Mi piace molto il nome della tua pagina su Facebook “Il mio bicchiere notturno” a cui abbini vini ed esperienze enogastronomiche con una scrittura molto poetica. Come mai questa scelta? La notte è fatta per il vino?

R. “Il Mio Bicchiere Notturno” è il modo che mi sono inventata per riempire la pagina Fb dell’enoteca Compagnia del Taglio in cui ho lavorato per 18 anni. Un giorno un amico mi telefona e dice: L’Enoteca è su Fb, bene ho risposto e ora che ci faccio? Per alcuni giorni pagine bianche, poi una notte rimasta sola alla chiusura, mi siedo e parto da quello che c’era: il mio bicchiere sul bancone con un goccio di uno dei vini aperti durante la serata, le persone appena andate via, la stanchezza, le risate, le chiacchiere, programmi per il giorno dopo.
E scrivo di cosa c’era in quel bicchiere, decido di non giudicare il vino ma solo raccontarlo e ci aggiungo un po’ di me.
Al terzo o quarto giorno mentre ero in strada a pulire, passa una persona e mi dice: bello il tuo bicchiere notturno! Altri la stessa cosa e così Il Mio Bicchiere Notturno è diventato l’inizio di ogni notte scribacchina.
Ero un’oste che scriveva dopo il lavoro e quella vorrei tornare ad essere.

Nella tua bio citi Guccini e definisci il tuo campo di esperienze “tra la via Emilia e il West”. Quanto la tua terra ti ha influenzata?

Sono una donna di campagna, figlia e nipote di contadini, di coltivatori diretti. Da piccola aiutavo molto mia madre nella cose di casa, mentre lei aiutava mio padre nei campi e nella stalla. La mia biografia è certo molto povera e banale rispetto a chi cambia nazione e lingua anche più volte nella vita, e con tante persone mi sento sempre fuori posto.
Non guido, una leggera dislessia mi ha impedito di imparare le lingue, non seguo le mode e mi vanto di percepire cosa è giusto e cosa sbagliato.
La Terra mi ha regalato resistenza fisica e un Maledetto senso del Dovere con cui combatto da tutta la vita.

In questo blog ho affrontato spesso il rapporto tra genere femminile e mondo della cucina. Un rapporto difficile e pieno di compromessi a partire dagli orari. Qual è il tuo punto di vista?

Mia madre mi diceva (in dialetto piacentino): non hai cognizione.
Intendeva che non sapevo distinguere tra quello che era lecito o giusto per me fare e quello che non lo era.
La prima cosa con cui mi sono scontrata è che il mondo accetta certi comportamenti da un uomo ma non da una donna. Io sono del 1965, a tredici anni mi occupavo delle mie sorelle più piccole, ma non potevo leggere libri.
Uscita di casa e finalmente indipendente mi sono illusa di contare quanto una persona, ma alla lunga il limite di essere una donna lo devi subire.
Attenta Michela, non parlo di molestie o violenze, per quello c’è la legge, parlo di considerazione.
E vale anche nei confronti di altre donne.
Insomma l’oste uomo vale di più dell’ oste donna, non volevo crederci, ma è così.
Anni fa una signora al mio bancone mi racconta della sua vita: un padre molto ricco da cui non era amata, un padre che la voleva a lavorare in azienda e lei che fa una figlia con un taxista.
Il padre in punto di morte la toglie dal testamento e non le lascia quasi niente.
Allora che hai fatto, chiedo.
Mi sono sposata, risponde. Ma non con il padre di sua figlia, con un avvocato conosciuto al mare e con lui si è presentata in tribunale ad impugnare il testamento.
Non potevo presentarmi senza un marito, mi ha detto, avrebbero detto che ero la solita pazza.
Vinta la causa, hanno divorziato.
Il problema delle donne in cucina non sono gli orari, il problema è che gli uomini fanno clan e anche al pubblico piace fare gruppo e parlare di calcio.
Detto questo io ho conosciuto tanti uomini a cui faceva più piacere parlare con me che di sport, ma strisciante il danno continua.

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