Ragù e Terremoto. Ovvero come ti presento “La Scossa”

In questa estate strana e calda mi è arrivata una telefonata mentre prendevo il sole e contavo le ore alla fine delle ferie.

“Michela, presenteresti un libro alla Festa Democratica di Modena? Si tratta di “La Scossa” di Leonardo Tondelli”
Devo dire che ho detto di sì con poco slancio in preda al sentore che “l’estate sta finendo e un anno se ne va” perchè se ti chiamano per la “Festa dell’Umidità”, come si chiamava prima quando faceva ancora rima con il nome, vuol dire che le vacanze sono irrimediabilmente finite. In più, con grande disonore non avevo collegato il titolo del libro al sisma che ha colpito la mia provincia lo scorso maggio. Saranno le vacanze, saranno le ferie, ma io al terremoto non ci pensavo più e non volevo pensarci.

“La Scossa” è un e-book edito da Chiarelettere e scritto da questo mio conterraneo a cui sono anche vicina per età anagrafica. Io e Leonardo non ci siamo mai incrociati, eppure anche lui scrive (ha un blog iniziato nel 2001 che, per diritto di anzianità, può chiamare semplicemente con il suo nome) e “Modena è piccola e alla fine ci si conosce tutti”. Ci siamo incontrati adesso, però, e sono contenta di aver letto il suo libro e averlo presentato il 26 agosto sfidando la paura di Beatrice e della sua “bomba d’acqua” (smentita poi da ilmeteo.it). Non ero da sola, eh? Con me c’era anche Pier Paolo Ascari che, forte del suo dottorato in filosofia, è la persona più vicina ad Hegel che conosca.

Sono contenta perchè il libro mi ha fatto ritornare alla realtà, ma non ha usato dati o numeri. L’ha fatto con i racconti pacati, ironici, teneri che vi ho trovato dentro. Sì, ci sono anche teorie e commenti su “la politica che ha bisogno dei disastri”. Ma anche la storia di Alfonso d’Este che tra il 15700 e il 1574 si beccò il sisma a Ferrara, visse quattro anni con la sua corte in un accampamento nei Giardini Ducali e ascoltava Tasso leggergli i brani della Gerusalemme Liberata che di lì a poco avrebbe terminato.

Leonardo mi ha raccontato di aver scritto il libro in un mese: dal 29 maggio al 29 giugno. L’ha scritto quasi di getto, tra connessioni telefoniche che non andavano, viaggi tra macerie e case di parenti e amici e biblioteche chiuse (e quando riapriranno? Nessuno se lo chiede. Perchè le biblioteche non sono importanti quanto le scuole e gli ospedali?). Quindi, non ci si può aspettare un libro che vada eccessivamente a fondo su alcune questioni (anche se forse dovrebbe quando si parla di polemiche politiche o di emilianità), ma vi è il racconto lucido e commovente di chi sa raccontare un disastro vissuto in prima persona.

Di qualcuno che coglie nella descrizione di un anziano che racconta della tecnica del fracking, la fratturazione idraulica per l’estrazione di idrocarburi e gas, la metafora del ragù che rende il meccanismo così comprensibile.

“Mi scusi…la perforazione è a mille metri di profondità, cioè…non è mica una spugna la crosta terrestre. E poi, se l’acqua serve a portare su le sabbie bituminose, significa che dopo averla siringata la devono tirare anche fuori, no?”
“E allora? Si vede che un po’ ne lasciano giù ed è quella che è tornata su adesso.”
“E lì ci rimane il vuoto.”
È proprio così che viene il terremoto, hai capito? L’acqua torna su, e quindi ci sarebbe del vuoto, e quindi la terra si muove.”
[…  ]
Se avete ascoltato la teoria del vecchietto, vi rendete conto che è una storia messa insieme da una persona che da dell’esperienza. Non di geologia, certo, però…per esempio sa come si cucina un ragù. Se ci versi dell’acqua, dopo un po’ quell’acqua ti torna su: fa la bolla.
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Per un video sull’ipotesi del fracking vi consiglio questo link al servizio di Off the Report andato in onda su Rai Tre il 3 giugno 2012. Credo sia un pochino di parte, ma è il migliore che ho trovato al momento.

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