A saperlo prima…

Una scena da "Citizen Kane" di Orson Welles

Cito una mia amica che su Facebook ha commentato con la frase che usato nel titolo il corso su Groupon per entrare nel “magico mondo del giornalismo” al prezzo i 29 euro. In un momento in cui quasi sicuramente sparirà l’albo dei publicisti, o quantomeno non se ne potranno fare di nuovi, e in cui il mantenimento del proprio tesserino diventa argomento di gestione familiare (d’altronde 100 euro all’anno sono soldi), ecco che si materializzano corsi di scrittura e giornalismo. In più, grazie a Giulia Ceschi, scopro che c’è anche questo corso, che mi pare più serio a dire il vero, sul Food Writing. 

Cito testualmente: “La Food Economy è il nuovo boom, una attività nata negli Stati Uniti e ora diffusa anche in italia e più che mai attività sulla cresta dell’onda mediatica. Sono numerosi i neoimprenditori (o anche semplici appassionati) che aprono un proprio blog, pubblicano il primo libro, aprono un portale di affiliazione e iniziano a partecipare a programmi televisivi. Il passo dalla rete alla celebrità è breve: ma è necessaria passione e una certa competenza per la materia“.
Devo ammettere che quando ho aperto il blog l’ho fatto più per sfogarmi e per poter archiviare da qualche parte tutte le belle storie con cui vengo in contatto ogni giorno, ma il pensiero della celebrità non l’avevo minimamente elaborato.

Questo vorrà dire che mi inviteranno a mangiare gratis nei ristoranti? Giammai! Io ho già problemi a smaltire i chili che mi ha fatto mettere su mio marito, figurati se adesso inizio ad andare a mangiare a sbafo, non se ne parla minimamente. Poi ho già capito che il mio palato non è fatto per seguire le leggi del Food writing, io non potrei mai commuovermi davanti ad una scaloppa di fegato. Insomma, mi dispiace, non credo di poter far parte delle celebrities della Food Economy.

Però.

Però i due corsi mi hanno fatto suonare un campanello. “Magico Mondo” e “Passione e Competenza”. Questi tre sostantivi e l’aggettivo mi fanno capire che i giornalisti sono ancora visti come una lobby potente di persone che fanno un bel lavoro, di quelli che hai tempo per analizzare il mondo, scavare, scoprire. Senza frusta, ma armati di penna, siamo degli indomiti Indiana Jones delle piccole e grandi storie contemporanee. Se fosse così, sarei la persona più felice e appagata del mondo e mi dispiace che fuori vendano la professione in questo modo. Scrivere è bellissimo, ma per fortuna puoi farlo su un blog dove non costa niente e non hai editori e inserzionisti. Trovare le proprie storie e appassionarsi i è ancora meglio, ma raramente trovi spazio per pubblicarle, se non dopo averle vendute come al mercato.

Di questo abbiamo parlato in un bel corso che organizzo con Arci Modena, Ausl di Modena e la splendida associazione Idee in Circolo sul tema “Salute Mentale e Mass Media”. Sei incontri per dialogare tra giornalisti, persone con disagio psichico, i loro familiari e i cittadini sugli stereotipi che si usano ogni giorno nella comunicazione. A parte il tema principale, mi sono accorta che tutte le persone presenti inquadravano il giornalista come uno che scrive qualcosa ogni giorno, con poca fatica e molto spesso prezzolato. Uno scontro tra stereotipi, quindi! Nessuno immagina i collaboratori che vengono pagati dai 4 ai 7 euro a pezzo con tutte le spese a loro carico e l’avviso della conferenza stampa da seguire con l’anticipo di poche ore.

Come sia passata dalla scaloppa di fegato a questa riflessione sindacale, non lo so. Ma probabilmente me lo sono permessa perché faccio l’editore di me stessa. 

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