La cucina “perfetta” di Ikea

Stamattina, durante la paciosa e rilassata rassegna stampa del sabato mi sono imbattuta in questo post dal titolo “Ikea che delusione!” di Un altro genere di comunicazione.  Sì, è vero, lo spot si basa su stereotipi di genere consolidati in cui la donna sogna la cucina in ordine e i bambini perfetti che l’aiutano a decorare i cupcakes ascoltando Mozart. Il marito sporca e rovina tutto entrando in casa con gli amici rugbisti. Poi la coppia si risveglia e si ritrova intenta ad ammirare la bella cucina colorata in uno dei punti vendita del distributore svedese.

Lo spot, poi, è realizzato in Italia e non nella più progredita Svezia dove le donne e gli uomini pari sono.

Insomma, non riesco ad essere tanto d’accordo con quanto espresso dai commenti e dal testo del post. Non vedo perchè la proiezione di una cucina in armonia debba declassare la donna e l’idea del marito che arriva a casa con gli amici sia troppo “machista”. Io se avessi tre figli ci farei sicuramente i dolcetti e di sicuro sognerei che non si sporcassero anche se optassimo per una torta al cioccolato. Per me quello sarebbe divertente, quanto andare a fare shopping con le amiche e tornare a casa e trovare mio marito che mi ha preparato la cena. Preferisco un sogno come questo, in cui si ha il tempo per stare con i bambini e la cucina è un ritrovo per gli amici,  a quello delle pubblicità che ci vede sempre come centraliniste, segretarie oppure donne in carriera mangiauomini con la guepiere sotto il tailleur.

Poi sì. Non è lo spot migliore a cui ci ha abituato Ikea e la parte degli uomini rugbisti è veramente troppo esagerata (povera torta!). Anzi, devo dire che l’immagine degli “uomini di neanderthal” rispetto alla donna di “cultura” è decisamente più negativa per l’uomo che per la donna a cui viene distrutto il sogno felice. E per come è strutturata la narrazione, non credo che il sogno appartenga solo all’uomo che immagina la donna tutta casa e bambini e lui con la possibilità di fare tutto quello che desidera. In questo caso, la moglie non si dispererebbe, ma assumerebbe un atteggiamento comprensivo del tipo “Caro, a te è permesso tutto”.

In ultimo penso che il rugby qui non ci faccia una bella figura. E’ uno sport pieno di rispetto, in cui il terzo tempo lo si fa in compagnia e “dopo” essersi cambiati. Solitamente c’è anche la squadra avversaria.  Se me lo consentite, penso che lo spot sia realizzato da un punto di vista femminile e non maschile.

A casa mia, la versione è un po’ diversa. Mio marito torna contento con la sua costosissima spesa di verdure al mercato biologico, i suoi formaggi direttamente dal produttore, la sua carne presa dal macellaio islamico di fiducia e attentamente selezionato. Io, normalmente, infilo qualche surgelato nel freezer da consumare quando lui non c’è (posso fare un’analisi comparata delle pizze provenienti dal banco “freddo” degli ipermercati). Però, quando lui cucina io faccio da assistente oppure chiacchieriamo bevendo vino. Poi, se arriva con i suoi amici di solito cucinano loro lasciandosi dietro l’inferno. Il mio compito è poi rimettere a posto. Ma va bene così. Anche io vorrei che cucinassero lasciandomi la cucina profumata e color confetto.

In cucina credo sia lecito sognare, soprattutto perchè non oso pensare a quanto abbiano faticato per montare tutto con la brugola in mano!

2 commenti

Archiviato in Vita con lo chef

2 risposte a “La cucina “perfetta” di Ikea

  1. Andrea

    Io penso che questo spot possa comunicare attraverso diversi piani, non bisogna fermarsi alle prime impressioni superficiali, come di solito facciamo noi italiani in una sorta di cliché troppo semplificato, dove il il bue dà del cornuto all’asino.

    La cucina nei sogni rappresenta il luogo in cui ci si adopera per nutrire d’amore i propri cari: il modo in cui si presenta rivela i sentimenti che nutriamo per loro. .. chi da bambina/no, non ha mai desiderato avere la perfetta casa delle bambole o un campo libero dove scorrazzare e giocare in modo sfrenato? In questo caso la donna la fa da padrona dal punto di vista emotivo… c’è addirittura verso la fine del film, una sorta di riconoscimento da parte di lui nei confronti di lei… una forma di excusatio non petita. La comunicazione è semplicissima, elementare… ma a me sembra chiarissima ed efficace. Poi può anche essere che Ikea Italia abbia voluto scegliere questo modo di comunicare. E in Italia, dovendoci proprio accanire (se si vuole proprio parlare di coraggio immaginario che latita…) pare che purtroppo la creatività debba piegarsi al volere talvolta inopinabile del cliente. O no? Soprattutto pare che capiti in diverse campagne pubblicitarie, ultimamente.

    • Ciao Andrea, ottima lettura! Anche io sono d’accordo con te che tacciare lo spot di antifemminismo sia il risultato di una lettura troppo superficiale. Rimango un po’ più perplessa sulla parte “maschile” dello spot a cui è dato il ruolo della rottura, dell’antagonista della storia. Risolvere tutto con il trucchetto del “era tutto un sogno” non lo rende efficace e in più genera, come si è visto, letture distorte. Io sto immaginando un’altra sceneggiatura, forse più vicina a come vivo io quell’ambiente di casa mia, in cui la parte femminile immagina odori di biscotto e crema e ingredienti perfettamente al loro posto e quella maschile sta preparando elaborati intingoli e aprendo bottiglie di vino o birra. Ormai la cucina è diventato un terreno di confronto e incontro tra i generi e non più un luogo ostile per uno dei due.
      Grazie per il confronto!

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