Ricordi lungo il Danubio

Le prove dello spettacolo del Teatro dei Venti. Sullo sfondo la stella rossa posta sull'argine del Danubio a Bačka Palanka

Leggo su BBC News che la Serbia è ufficialmente candidata a membro dell’Unione Europea.  Come sottolinea l’articolo, si tratta di un processo lungo più di dieci anni in cui hanno dovuto modificare le proprie leggi per adattarle agli standard europei e dimostrare l’impegno verso il rispetto dei diritti umani.

Io in Serbia ci sono stata nel 2006 grazie ad Arci Modena con il Teatro dei Venti. Siamo partiti in 16 con camper, pullmino e macchina. Pieni di vestiti di scena, strumenti musicali e idee un po’ confuse. Nel conflitto che ha portato alla dissoluzione dell’Ex Jugoslavia, la Serbia ha recitato sui media la parte del “cattivo” e arrivando lì mi immaginavo un paese arretrato dove portare uno spettacolo teatrale poteva essere un’esperienza che avrebbe cambiato la gente e arricchito i cuori.

In parte è stato, così. In parte ci hanno accusato di satanismo (ve lo racconto un’altra volta). In parte mi sono ricreduta.

Anche a dicembre scorso parlando con Luca Leone dei suoi libri dedicati alla Bosnia è sorta una bella discussione con il pubblico su cosa si pensa della Serbia e cosa è reale. L’integralismo è sempre una minima parte del sentire comune di una popolazione e, anche in questo caso, la parte che prende il sopravvento quando ti trovi in crisi. Purtroppo, nell’immaginario collettivo i serbi erano etichettati come i “cattivi”.

Lo spettacolo interattivo "La Bella Addormentata" per i bambini di un orfanotrofio

Io nel 2006 ho trovato ragazzi e ragazze come me che sognavano il futuro e che mi raccontavano che quando c’erano i bombardamenti su Novi Sad li hanno visti da una collina e provavano a immaginare che fossero fuochi artificiali per mascherare la paura. C’era la storia di Sdravko, uno in gamba che voleva fare e ora fa la differenza, o quella di chi si ricordava ancora di quando, sotto Tito, avere il passaporto della Jugoslavia ti permetteva di andare di qua e di là dalla cortina di ferro. C’erano gli occhi di un ragazzino in una cittadina di poche migliaia di abitanti che mi raccontavano la meraviglia e poi, con stupore, lui stesso mi raccontava in inglese quanto lo spettacolo teatrale per lui fosse un sogno e che studiava inglese per andare via e viaggiare.

Non dimenticherò mai quelle due settimane in cui ci siamo sfiancati di spostamenti, di polvere e sudore per scoprire che il Danubio non è blu, ma più che altro verdino. Non dimenticherò neanche il cibo. Tantissima carne e tante patate. In quantità così elevate che siamo andati in un ristorante cinese per poter mangiare del riso.

Momento di stanchezza con Signora

P.s. le foto di questo post sono mie e nel 2008 sono anche apparse nella mostra collettiva “Hanging Around”

Sul viaggio in Serbia ho realizzato anche un documentario con Francesca Tamagnini. Di cui vi linko l’estratto dedicato allo spettacolo “MalaParata” che abbiamo portato in Serbia con il Teatro dei Venti. La versione è quella del 2006.

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