Al tramonto non si teme il fuoco

Aldo Soligno - Tramonto nel quartiere di Bet Hanoun.   

Aldo Soligno - Tramonto nel quartiere di Bet Hanoun

Quando ho visto questa foto per la prima volta ho pensato che si trattasse di un incendio, un’immagine di guerra, qualcosa di brutto, insomma. Poi, l’autore, Aldo Soligno, mi ha detto che si trattava di un tramonto. Questo, prima che venisse pubblicata e inserita in una splendida raccolta dal titolo “Calati nel piombo fuso” che tra poco uscirà anche come Photobook per utenti Mac (compratelo!).

Non ho spiegato ad Aldo che mi ricordava il primo piatto che mio marito mi abbia mai fatto mangiare. Quello con cui mi ha conquistata.

“Tortelloni freschi ripieni di stracchino e zenzero su vellutata di peperoni e cucchiaino di ricotta con marmellata al peperoncino. Ma l’ho chiamato ‘Al Tramonto non si teme il fuoco’ perchè mi sembra più semplice, no?”. Poi mi ha spiegato che la capseicina, il principio attivo del peperoncino che ci fa sentire il piccante, si attenua con il grasso della ricotta e viene poi esaltato dallo zenzero del tortellone per finire con il dolce aromatico della vellutata. Il tutto su una tavolozza di giallo, arancione e rosso.

Questo è l’inizio. Un ragazzo di 25 anni, con una laurea in ingegneria dei materiali, che sceglie di fare lo chef e si allena da circa 10 anni per farlo nel tempo libero e durante le vacanze. E non sai se ce la farà, ma alla fine parla così bene e i piatti sembrano poesie o quadri astratti e cadi, inesorabilmente, ai suoi piedi. Ma dietro quel quadro idilliaco si nascondeva in agguato il nemico amato e odiato dai noi donne: la spocchia.

Ora che me lo sono sposato posso dirlo. Mio marito è spocchioso. Passiamo interminabili momenti a stabilire chi ha ragione su citazioni, declinazioni, temini desueti e opere di varia natura artistica. Ognuno di noi ha i suoi punti di forza, ma io crollo miserevolmente sulla cucina e quando mi sbandiera le tre dita della mano destra per indicare il numero delle stelle del ristorante per cui lavora mi verrebbe voglia di affettargliele con uno di quei bei coltelloni che fanno parte del suo set e che si porta sempre dietro. Anche in vacanza, anche quando pensi che se ti fermano e hai delle lame di oltre 25 cm del bagagliaio puoi essere denunciato per detenzione illegale di armi o qualcosa del genere.

Non lo faccio, non lo farò. L’ho aspettato per tante sere dopo la mezzanotte, ho passato tanti sabati sera da sola, ho ignorato feste comandate e compleanni per godermi i suoi racconti e discutere animatamente, che non posso farmi spaventare dalla spocchia.

Però sì. Voi che amate Masterchef, Gordon Ramsey, fiere e trasmissioni varie di alta cucina, ricordatevi che gli chef sono fighi, sono artisti, sono geniali, sanno come prenderti, ma hanno anche tanti difetti a cominciare dall’attaccamento per il proprio lavoro. Un lavoro così difficile e pieno di rinunce che è animato da vera e propria passione.

Insomma, la foto di Aldo è come la mia classica conversazione quando mi chiedono che lavoro fa mio marito. “No, davvero? Quindi cucinerà sempre lui! Che bello!” “No, a pranzo e cena lui cucina per gli altri. Io mangio pizza, insalata, da sola a casa” “Vabbè, ma chissà che manicaretti” “Sì, ma non lo costringo. Dopo 10-12 ore passate davanti al computer tu vai a casa e continui a lavorare?” “…”

Sembra guerra, ma non lo è anche se tutto lo farebbe supporre. E’ un tramonto e al tramonto non si teme il fuoco.

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Archiviato in Spocchia time!, Vita con lo chef

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